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l’Acqua è ancora un bene di tutti?

Immaginate la scena :”buongiorno, chiamo
per un malfunzionamento 13-11-2009 14.20
dell’impianto idrico”,la voce registrata vi informa cortesemente di
attendere che verrete re-indirizzati al call-center francese, paese
d’origine della multinazionale che deterrà la proprietà del servizio che
vi farà arrivare l’acqua, ma chè, sorpresa, non sarà la stessa
proprietaria dell’impianto idrico, quindi da quest’ultima verrete ricollegati
ad un centralino italiano dell’Enìa se abitate in una provincia dell’Emilia
Romagna o dove l’Enìa è presente(come a Napoli), mantenendo alta la
solita complicatezza e ambiguità burocratica classica di certi organismi
extraterritoriali e degli ambiti entro cui lavorano le multinazionali.

Gli unici I tubi, la sola parte relativa all’impiantistica idrica rimarrà sotto controllo pubblico, quella cioè che non crea profitto ma implica solo la spesa. Lo scenario che si prospetta come descritto è realistico e c’è molto da dire, riguardo ai precedenti riscontrati e a cosa cambierebbe sostanzialmente. Nei paesi del sud del mondo dove l’acqua è stata privatizzata, scontri e problemi politici e di sicurezza hanno in seguito provocato la ri-pubblicizzazione dell’acqua in molte zone come in Colombia; le cronache attestavano aumenti nelle bollette del 200%. Quest’ultima è la cosa principale a cambiare, ovvero se le aziende pubbliche puntano a coprire le spese effettuate, le multinazionali punteranno a creare profitto, speculando sulle nostre bollette.

Una importante prima distinzione da fare sul tipo di utilizzo dell’acqua, è la destinazione pubblica o industriale/agricola delle risorse idriche, per cui per la seconda dovrebbero essere portati accorgimenti specifici visti gli alti consumi che da questa ne deriva, molto superiore rispetto all’utilizzo pubblico. L’uso industriale dell’acqua è la causa di maggior consumo di essa, perciò deve diventare una premessa quella di salvaguardare gli ecosistemi messi in pericolo dagli usi intensivi delle risorse, da cui tutta la vita dipende e quindi proteggere le nostre falde acquifere sacrificate per motivi economici.

Le multinazionali, la storia insegna, operano incursioni nei territori sfruttando le risorse presenti, comprese quelle umane, godendo del principio di extraterritorialità, in base a cui non sono tenute a rispettare alcuni vincoli di leggi vigenti sul territorio su cui operano, sulla tutela dei dipendenti e rispetto del territorio.
Eventi recenti con risalto sui mass media a livello nazionale, ma anche a livello della nostra provincia, sono già passati sotto i nostri occhi e sembra, dimenticati dimostrando ben poco rispetto per i diritti dei lavoratori. Altro lato negativo di queste cosiddette privatizzazioni, non si interesseranno del sistema idrico perche non sarà di loro competenza, tanto meno la riqualificazione degli impianti e la riduzione degli sprechi che , come per l’energia, raggiungono in media oltre il 30% di risorsa sprecata e dispersa ma da noi pagata. Non si interesseranno di tutelare il territorio nell’ecosistema e nella sua protezione, come dimostrano le politiche sull’agricoltura poco efficienti sula distribuzione idrica per le coltivazioni.

“Il decreto legge Fitto-Calderoli, approvato il 9.09.2009 dal Consiglio dei Ministri sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali è il passaggio che chiude una epoca, preso ancora una volta senza informare i cittadini e coinvolgere i Comuni.”
Ora, quello che puo essere possibile fare, dovrà essere compiuto da normali cittadini, associazioni di liberi cittadini, partiti e liste, intellettuali e professori esperti che si prodighino collaborando insieme col fine di rendere libero un bene che si vuole razionare senza razionalità.” (La democrazia è al centro della politica dell’acqua principio politico della democrazia partecipativa a livello locale e mondiale).
Quello che in realtà sta avvenendo per l’acqua o chiamata “ORO BLU”, sta a significare che la libertà ed il suo concetto viene distorto dalla parte di chi privatizzerà e investirà per il profitto di questa branca del capitalismo più incolta e becera, senza nessuna idea di progresso rispettoso dell’ambiente e di chi lo abita.

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