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La democrazia coi dadi truccati

A CaPolifemovriago qualcosa doveva cambiare. A Cavriago qualcosa è cambiato? E’ comprensibile che chiunque, vorrebbe alzarsi domani col cambiamento tra le braccia, e vedere sorgere un futuro migliore, stabile e garantito per tutti, per i nuovi nati prima di tutto.

Purtroppo le cose non possono funzionare in questo modo, perché il cambiamento è un processo sostanzialmente lento, che conosce accelerazioni soltanto quando le coscienze si svegliano e le volontà si uniscono, lasciando cadere ogni preconcetto, ogni ambizione personale e personalistica.

Cosa ci lascerà, in eredità, questa legislatura? Si contano ecomostri, parcheggi multipli, fideiussioni traballanti, aziende molto speciali, scuole fantasma, piazze da rifare (ancora)? La prossima amministrazione, dovrà fare un super lavoro già per salvare il salvabile, poiché la situazione generale è più drammatica di quanto il “sistema” lasci trasparire. Eppure si dovrà trovare spazio anche per innescare il cambiamento, altrimenti ci si troverà sempre all’inseguimento delle talpe da stanare. Ma il cambiamento, lo si vuole veramente? Allora …

A Cavriago qualcosa deve cambiare. A Cavriago qualcosa sta già cambiando? Forse è più corretto dire che tutto è sempre stato in fase di trasformazione, e che i poteri susseguitisi ne hanno stabilito la rotta e la velocità, facendo uso di tutti gli strumenti a disposizione (es. morale, normative, nomi e cognomi), a volte anche sforando negli atti d’imperio. Ma a quale reale scopo, a quali ambizioni risponde il potere?

Se il potere appartiene al popolo, nelle democrazie rappresentative il popolo delega tale potere a organi/enti che vadano a fare gli interessi del popolo medesimo. Ma quando il potere, divenuto “sistema dei poteri”, antepone la propria autoconservazione agli interessi del popolo, cosa può accadere?

Se mercato, stampa, banche, fondazioni, affari criminali e figli di … si legano intrinsecamente al potere politico, allora il “sistema dei poteri” che ne scaturirà, non potrà che essere nemico del cambiamento, e del popolo. Il mercato lo influenzerà, i media di massa lo indottrineranno, le banche lo ricatteranno, i partiti lo coopteranno, gli affari criminali lo renderanno vittima o complice, mentre il potere politico creerà un apparato normativo, posto a difesa dello status quo, e lo chiamerà progresso, e farà giocare tutti si, ma con le carte già segnate (es. partorire leggi elettorali, o regolamenti comunali, che chiudano le porte al nuovo che avanza).

A Cavriago, come nel resto d’Italia, qualcosa cambierà. Non sarà facile. La forma partito, le etichette, le tessere, le ideologie … dovranno decadere. Per fare questo, dai rami distanti l’un dall’altro (benché tutti protesi, un tempo, verso il sole dell’avvenire), si dovrà tutti ridiscendere verso il tronco dell’albero, per riscoprire ciò che ci accomuna e ci avvicina. Vicino alle radici c’è un luogo che ancora non ha un nome, o forse il suo nome è “Nessuno”.

Nessuno pianterà un paletto nell’occhio del ciclope. Il ciclope tirerà pietre a Nessuno.

Ulisse e Polifemo

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