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IDV e il referendum perso in un bicchier d’acqua.

La battaglia sull’acqua. Retromarcia dell’Italia dei Valori che non si oppone alla privatizzazione. Perché due referendum per un Bene Comune? Il 24 aprile partirà la raccolta firme indetta dal Forum nazionale in difesa dell’acqua come ben comune. Con Idv nelle piazze si vedranno due banchetti. Spartiacque tra l’Italia dei Valori ed i movimenti che si battono contro la privatizzazione dell’acqua e dei Beni Comuni.

La matassa delle vicende che si sono svolte in seguito alla creazione del decreto Ronchi coinvolge tutti i partiti e i movimenti territoriali. Il repertorio sulle conseguenze delle privatizzazioni ormai ampio. La confusione e la disinformazione riguardo al tema, disarmante. C’è chi ancora a Reggio Emilia parla di Agac. Vecchi tempi.
É un tema quello dell’acqua che coinvolge tutti i partiti politici, i movimenti presenti sul territorio che si battono per la ri-pubblicizzazione ed il Coordinamento nazionale Acqua Bene Comune che ha indetto un Referendum che si terrà nel 2011. Il 24 Aprile partirà la raccolta firme in tutta Italia che durerà per tre mesi.

La verità stà nei fatti e si delinea in quelle decisioni che fanno da spartiacque tra chi lotta contro la privatizzazione e chi difende gli interessi che il decreto mette in gioco.

Che esista un secondo referendum sullo stesso tema, indetto dall’Italia dei Valori fa interrogare se non fosse stato invece il caso di realizzarne uno unico. Perchè disperdere energie sul territorio?
Il partito di Di Pietro ha svolto incontri insieme al Coord. Nazionale Acqua Bene Comune per condurre una strategia condivisa al principio, ma le strade si sono poi separate, causando la compresenza dannosa di due referendum simili.
Le ambiguità del caso, non permettono subito di chiarire chi abbia ragione, chi abbia voluto interrompere la condivisione di un progetto nobile senza fare lo sforzo di allineare gli intenti.

Un pò di storia: l’undici gennaio si tiene nella sede della provincia di Reggio Emilia il consiglio aperto sulla privatizzazione dell’acqua. Chi partecipa?
Il Coordinamento Beni Comuni della Val d’Enza che nasce dall’associazione di liberi cittadini, consiglieri della Val D’Enza, varie liste civiche e altre sigle, il capogruppo di Rifondazione Comunista in provincia Alberto Ferrigno, Gruppo Val d’Enza, in principio anche il giovane capogruppo dell’Italia dei valori Emanuele Magnani, ed il Forum Nazionale per la difesa dell’acqua.

Emanuele Magnani, Capogruppo Italia dei Valori in consiglio provinciale

La strada che ha portato il Coordinamento Beni Comuni della Val d’Enza, fino in provincia, ha seguito un percorso ben preciso, volto a presentare nei comuni della Val d’Enza un ODG(ordine del giorno) concordato da tutti i partecipanti e derivato dalle esperienze del Forum Nazionale per la difesa dell’acqua.
Questo iter partito dalla presentazione dell’odg nel comune di Cavriago, poi operato in tanti comuni della Val d’Enza attraverso la disponibilità di diversi consiglieri di sinistra o di liste civiche, e mai da PD o IDV, è sempre finito con l’adozione di tale intervento come principio.
L’ordine del giorno aveva invece lo scopo di essere adottato a modifica degli statuti comunali, unica condizione per l’inizio di una procedura costituzionale che avrebbe permesso la ri-discussione del decreto Ronchi approdando in fase finale alla Camera Costituzionale. Le nostre maggioranze hanno però bloccato questo processo proveniente dal basso.

Singolare è stata la partecipazione di IDV attraverso il capogruppo Emanuele Magnani agli incontri svoltisi in novembre e dicembre in vista della presentazione in provincia dell’ODG che promuoveva la ri-pubblicizzazione dell’acqua. Una giovane leva dell’Italia dei Valori di Reggio che si è dichiarata contro la privatizzazione e disposto ad intraprendere un percorso di opposizione alla privatizzazione sul territorio reggiano. Il Cordinamento Beni Comuni Val d’Enza presentandosi l’11 gennaio, giorno della discussione in aula, nella sede della Provincia di Reggio Emilia, riceve dallo stesso Emanuele Magnani una netta retromarcia. Magnani vota infatti contro l’odg presentato e discusso in maniera condivisa nei giorni precedenti. Voterà invece l’odg della maggioranza Pd, che non scalfisce il decreto Ronchi e ne mantiene le sue proprietà endemiche.
L’11 gennaio si è avuta la possibilità di fare un piccolo passo contro la privatizzazione dell’acqua, possibilità che non è stata colta né da Idv, né dal Pd, che si sono sempre apparentemente spese per la difesa dei beni comuni e contro la privatizzazione.
Bene, a Reggio la nostra cara sinistra, compreso il partito di Di Pietro, dimentica di fare il suo dovere e compie cambi di posizione all’ultimo momento, degni di acrobati circensi, dove è possibile vedervi imperativi provenienti dai vertici e pressoché nessuna indipendenza politica dei consiglieri rispetto alle decisioni prese poco più in alto, e nessun rispetto del proprio programma.
L’alleanza tra PD e IDV nella nostra città sembrerebbe quasi d’esempio, se solo volesse fare gli interessi della collettività; il comportamento di Emanuele Magnani rispecchia quello tenuto dai vertici di Idv nei confronti del Coordinamento Nazionale che si batte contro la privatizzazione, interrompendo la collaborazione in seguito al 19 dicembre, giorno in cui hanno depositato il loro personale referendum senza renderlo noto a coloro con cui sembravano voler intraprendere un percorso nuovo, che avrebbe unito movimenti politici nazionali, ed una infinita rete capillare di associazioni e gruppi disseminati in tutto il paese.
IDV ha rinunciato a questo, andando da sola e voltando le spalle a una miriade di cittadini indipendenti e attivi.

Il Pd Regionale dell’Emilia Romagna, di Reggio Emilia, e dei comuni della Val d’Enza non ha minimamente appoggiato nessuna azione di contrasto a questo decreto che espropria ogni comune dai ruoli decisionali che fino ad ora ha avuto in materia di gestione dei servizi e delle tariffe. Ai comuni rimangono solamente gli oneri di spesa di manutenzione delle reti idriche.

“se allora ai comuni rimangono solamente gli oneri di spesa nella manutenzione delle reti idriche, il comune diventa solamente delegato all’assegnazione di appalti, praticamente il ruolo di un ufficio”.

Esiste da qualche parte la necessità di appropriarsi di una battaglia come quella sull’acqua per la visibilità? Se l’interesse è solo quello di prendere le parti della società e delle persone che la compongono, nonché dei suoi diritti, lo scopo e le azioni dovrebbero essere unitarie.
Evidentemente Di Pietro non fa i conti delle persone che hanno conosciuto i movimenti disseminati nel territorio emiliano quanto Italiano, che sono usciti dalle quattro mura ed hanno avuto il coraggio di mettersi di fronte alla popolazione, senza nessun interesse, denunciando l’attacco ad un bene pubblico, che equivale ad una limitazione della libertà e della democrazia.

Di Pietro non ha avuto il minimo ripensamento ; c’è un popolo intero pronto a firmare un referendum, che non è quello dell’Italia dei Valori. Italia dei Valori e Di Pietro non hanno mai chiarito quale fosse la loro posizione, per andare insieme verso il referendum c’è stato il tempo per decidere le strategie.
Torto o ragione a parte, in seguito ad un lungo assenteismo dell’IDV agli incontri decisivi con il Forum per l’acqua , a giochi ormai completati, di Pietro si degna di dare risposta e offrendosi di ospitare due referendum sul proprio banchetto. A che scopo? Puzza di carità questa offerta, a persone, gruppi e movimenti che non la vogliono e non la necessitano.

Le finte aperture di una politica non indipendente….

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