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Acqua contro corrente

Ieri giovedi 11 Marzo, presso la sala consigliare di Cavriago, si è svolto un importante incontro della cittadinanza, per parlare insieme del tema acqua. Gli ospiti introdotti da Daniele Rapisarda (Gruppo Val d’Enza) erano Tommaso Dotti (Comitato Provinciale Acqua Bene Comune) e Renato Di Nicola (Segreteria Nazionale del Forum Italiano Movimenti per l’Acqua), chiamati in causa da molteplici e diverse associazioni e comitati della provincia, tra cui Equazione, Pax Christi, Rete Lilliput, Movimento Stop al consumo di territorio.
Tante le verità emerse durante la serata, a cominciare dal fatto che l’ottica capitalista non collima con l’erogazione di servizi vitali come la distribuzione dell’acqua. Un video tratto dalla trasmissione “presadiretta” ha mostrato al pubblico come a Parigi, dopo aver tentato la via delle multiutility private, si abbia preferito tornare indietro, verso la municipalizzazione del servizio idrico. Questo perché i vantaggi millantati dai sostenitori della privatizzazione, si erano palesati in tutta la loro contraddittorietà: incuria sulla manutenzione della rete idrica, inefficienza degli interventi e sensibile aumento delle bollette. I risultati ottenuti a Parigi, così come in alcuni Comuni Italiani (es. Aprilia di Latina, Arezzo), avvalorano la tesi secondo cui è deleterio lasciare un bene essenziale nelle mani dei privati, perché questi punteranno inevitabilmente al profitto e ai dividendi per i propri azionisti. Non ci si può aspettare, da queste Società per Azioni, atteggiamenti filantropici.
Il decreto Ronchi dell’aprile 2006, in attuazione di alcune direttive Europee, ha introdotto ben più di semplici adeguamenti legislativi. L’Europa ci chiedeva di identificare con chiarezza i beni non aventi rilevanza economica, proprio perché non li si assoggettasse alle logiche di mercato. Ebbene, il governo attuale, sfruttando la disinformazione dilagante, si è detto “obbligato” ad impostare una drastica diminuzione delle partecipazioni pubbliche alle multiutility (dal 51% al 30%). Questo renderebbe impossibile, per la cittadinanza, sindacare le decisioni dei consigli d’amministrazione delle multiutility, cosa già resa difficile dai cosiddetti patti parasociali, che regolano le maggioranze decisorie dei cda, in favore dei privati.
Il Governo attuale, con il Decreto Legislativo n. 152/2006, ha quindi posto un veto sulla mercificazione dell’acqua, facendosi beffe dell’articolo 5 della Costituzione, che assegnerebbe il servizio idrico alle autonomie regionali.
Nel 2008 il Forum Italiano Movimenti per l’Acqua ha raccolto più di 500mila firme, perché si portasse in Parlamento la questione dell’acqua in via di privatizzazione. Allo stato attuale, quelle firme giacciono nei cassetti impolverati delle nostre istituzioni, dimenticate come per indegnità, al pari delle 350mila firme raccolte dal Movimento Cinque Stelle per un “Parlamento pulito”.

Qualche mese fa, su tutto il territorio della Val d’Enza, alcuni consiglieri di minoranza e vari aggregati sociali, si sono uniti in coordinamento, ed hanno presentato in successione una mozione nei diversi Consigli, al fine di introdurre una frase fondamentale nei rispettivi statuti comunali: “L’acqua è un bene pubblico non a rilevanza economica”. In quasi tutti i Comuni del comprensorio, si sono incontrate delle resistenze da parte della maggioranza. In alcuni casi si sono presentati con una controproposta “prendere o lasciare”, atta a prender tempo (col rinvio dell’ordine del giorno), se non addirittura a minacciare sottilmente la bocciatura della mozione, se non si fosse eliminata la forma letterale della “non rilevanza economica”. In altri casi ancora, i segretari comunali hanno dichiarato l’illegittimità di tali cambiamenti testuali, in quanto contrastanti con leggi di livello superiore.
Di Nicola ha a quel punto suggerito il ricorso ad un giurista, in grado di fornire una corretta interpretazione delle leggi. “Là dove si è chiesta la presenza di un giurista, ho visto interi consigli impazzire…”.

Alcuni interventi dal pubblico presente ieri sera, hanno evidenziato come di queste cose nessuno sappia nulla. Probabilmente, essendo abituati a darla per scontata, finiamo col dare anche all’acqua (l’elemento di cui siamo composti in maggior parte), un’importanza relativa. Eppure ci sono Comuni italiani in cui l’acqua viene raccolta in cisterne, e viene consegnata a volte con ritardi di 3-4 giorni, e Comuni italiani dove il costo dell’acqua è aumentato del 300%.
Di Nicola ci ha riportato un esempio di quanto pericoloso sia il fenomeno, parlandoci della Bolivia, del fatto che là si sia arrivati a privatizzare addirittura l’acqua piovana, sotto la spinta delle lobbies dell’acqua (le multinazionali hanno fatto capolino anche nel Consiglio Mondiale dell’Acqua).
Il pensiero del pubblico si è quindi rivolto a Enìa (multitutility di Reggio Emilia, Parma e Piacenza), alla sua fusione con Iride (Torino e Genova). L’A.g.a.c. ci aveva abituati a un buon servizio, almeno fino al 2000; oggi quel servizio è posto pericolosamente in gioco. Per questo si stanno studiando diverse forme di resistenza, quali le manifestazioni (il 20 Marzo a Roma ce ne sarà una imponente, gli interessati possono contattare il Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia), e la raccolta firme per promuovere dei referendum in favore dell’acqua, intesa come bene pubblico non solo essenziale.. ma esente da ogni rilevanza economica.

1 Commento

  1. Si sta organizzando un pullman da Reggio Emilia:

    http://www.acquabenecomune.org/

    Saluti

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